Fare o non fare: è questa la domanda giusta?


Nell’articolo della scorsa settimana parlavo delle caratteristiche che deve avere una PAS per diventare empowered.


Tra le abilità principali da sviluppare è elencata la capacità di prendere iniziative di azione, invece che di re-azione.


In questo articolo vorrei esplorare meglio questo concetto che è strettamente collegato alla capacità di prendere decisioni che siano coerenti con la nostra natura e i nostri reali bisogni.


Quando agiamo imponendo noi un moto alle cose e non subendolo, stiamo decidendo.

Gli studi condotti negli ultimi due anni sul tratto dell’Alta sensibilità dimostrano che la capacità di prendere decisioni è tra le attività che le PAS devono potenziare per aumentare il loro benessere e prevenire stati depressivi.

L’obiettivo è quindi, fatto 100 tutte le azioni che compiamo nelle nostre giornate, imprimere la qualità decisionale alla maggior parte di queste.


Nella vita quotidiana questo vuol dire porsi alcune domande.


La prima è chiedersi se la maggior parte di quello che facciamo lo facciamo in risposta ad una richiesta esterna: richieste lavorative, familiari, amicali o dettate dalle circostanze. Ci sono cose di questa lista che possiamo eliminare per lasciare spazio a cose, persone e situazioni scelte veramente da noi?


La seconda è analizzare la qualità della nostra risposta, ossia il come facciamo le cose.

Certamente ci sono tante cose che non abbiamo la libertà di scegliere in autonomia se fare o non fare (ad esempio se abbiamo un lavoro dipendente, dei vincoli familiari etc…), ma possiamo chiederci se lo stiamo facendo a modo nostro, se ci sono dei modi di fare la stessa cosa, o ottenere lo stesso risultato, secondo la nostra impronta, dettando i nostri tempi, mettendoci le nostre qualità.


Un’altra riflessione è relativa alla domanda: “E’ sempre meglio agire?”.

A volte credo che per le PAS, per diventare più empowered, sia meglio non agire, sempre che questo sia frutto di una decisione consapevole.


Porto ad esempio due situazioni in cui non agire è più sano:

  • Stiamo prendendo troppe iniziative (progetti, corsi, impegni) ma non concludiamo nulla. Questo è tipico delle PAS che hanno sempre la testa in fermento con mille idee e progetti a cui si appassionano, salvo poi sentirsi perse in questo mare e bloccarsi. In questo caso è meglio fermare tutto, fare una pausa e focalizzare quello che veramente vogliamo fare, partendo da quello che sentiamo che più ci rappresenta nel profondo.

  • Stiamo combattendo battaglie che non ci appartengono: intorno a noi accadono molte cose, nelle nostre famiglie, nei nostri ambienti di lavoro. E noi cogliamo tutto e vorremmo che tutto funzionasse sempre alla perfezione e possibilmente in armonia. E spesso dreniamo le nostre energie per far funzionare le cose in un certo modo o per risolvere ingiustizie che vediamo accadere intorno, anche se non ci riguardano direttamente. Anche in questo caso fermiamoci è chiediamoci: quanto è in nostro potere e nella nostra responsabilità cambiare questa situazione? E soprattutto: come questa battaglia risponde ai miei bisogni? Cosa ottengo per me? Un po’ di sano egoismo migliora la qualità della vita e ci restituisce energia da impiegare in quello che per noi davvero conta.

Quindi la riposta alla domanda se fare o non fare è decidere, dare una direzione, lasciare andare le altre opzioni, scegliere se non il cosa il come, o scegliere di non fare.