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Imparare a non fallire

Aggiornamento: 27 mag


una canestro verso il cielo

Una delle paure più profonde delle persone altamente sensibili è il “non essere abbastanza”. E se non siamo abbastanza, falliremo sicuramente. Da questo originano la maggior parte dei nostri blocchi e delle nostre maschere.


La paura di non essere abbastanza, e quindi di fallire, è un timore profondo che può avere radici nelle nostre esperienze passate, talvolta fin dall'infanzia. È un tema che emerge spesso durante i percorsi di coaching, quando si tratta di accettare e abbracciare la propria autenticità senza paura di essere giudicati come “non abbastanza” o eccessivamente complessi.


In genere quel “non essere abbastanza” è seguito da parole come “intelligente, preparato/a, capace”.


La paura di essere percepiti come non intelligenti/preparati/capaci può portare a comportamenti che nascondono la vera essenza di chi siamo. Per cui, nel tentativo di essere accettati, mostriamo un eccesso di competenza, utilizziamo parole complesse, articoliamo concetti complicati, insomma “strafacciamo”. Oppure al contrario, non rispondiamo, non ci esprimiamo, non ci mostriamo per nascondere la nostra presunta inadeguatezza. Il fine ultimo è essere accettati dagli altri, fare parte della situazione, non risultare fuori posto.


Tuttavia, questo atteggiamento può allontanare gli altri anziché avvicinarli, creando una barriera tra noi e la possibilità di essere veramente connessi.

Per cui, invece che sforzarci di contenere la conseguenza (il fallimento) dobbiamo prendere innanzitutto consapevolezza che la causa è ancora una volta nel nostro sentire e agire su questo.


Il primo passo è appoggiare la maschera e chiederci se quello che stiamo mettendo in scena è veramente ciò che vogliamo: è la vita che vogliamo, le relazioni che vogliamo, il lavoro che vogliamo, le situazioni in cui desideriamo stare?


Il secondo passo è recuperare la nostra più autentica direzione.


Il terzo passo è muoversi in quella direzione con l’atteggiamento dell’apprendista.

  • Ascolto (me stesso/a)

  • Imparo

  • Metto in pratica

  • Faccio errori

  • Correggo

  • Riprovo

  • Faccio meglio.


In questo processo non c’è fallimento, ma apprendimento e miglioramento. Mettendo in campo la nostra autenticità, anche se non compresa o accessibile a tutti, e sperimentandola ci diamo il permesso di vivere senza la costante paura di non essere abbastanza.


Se hai mai pensato di "non essere abbastanza", sappi quindi che sei più che sufficiente. La tua autenticità è il tuo dono, e la tua capacità di imparare e crescere è una possibilità enorme.


Se hai bisogno di imparare a crederci e vuoi farlo con un gruppo di persone che condividono il tuo modo di sentire, mi fa piacere comunicarti che sto pensando a dei nuovi percorsi in piccolo gruppo. In partenza a gennaio, con questi obiettivi:

  • tirare fuori la versione migliore di sé, quella che io chiamo la "versione di luce", e definire la propria direzione

  • capire come affrontare e gestire gli aspetti della nostra sensibilità che ci risultano scomodi e difficili

  • mettere in pratica ciò che emerge in sessioni di condivisione e riflessione e con esercizi individuali e di gruppo.

Se ti interessa essere inserito/a nella mailing list dei percorsi di gruppo per ricevere maggiori informazioni, puoi scrivermi qui: coaching@robertaganeo.it o attraverso il form.

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