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Ho scoperto di essere una Persona Altamente Sensibile. Devo dirlo a tutti?

17 minuti fa
Tempo di lettura: 3 min
un teatro vuoto

Quando scopriamo di essere una Persona Altamente Sensibile, spesso abbiamo la sensazione di aver trovato finalmente una chiave. Molte esperienze del passato acquistano un senso nuovo, e insieme a questa comprensione nasce il desiderio di condividerla. In questo momento di consapevolezza, tante persone che si riconoscono altamente sensibili mi chiedono se sia necessario dirlo agli altri.

La mia risposta è “Anche no, se non ci sentiamo pronti.”


Il tempo della scoperta


La scoperta della propria sensibilità apre un tempo di gestazione. Qualcosa comincia a crescere dentro di noi e ha bisogno di essere conosciuto, studiato, compreso prima di poter essere mostrato. È il tempo della ricerca e dell'approfondimento, in cui impariamo a riconoscere il nostro modo di sentire e a dare valore a risorse che forse non abbiamo ancora imparato a esprimere. Un tempo che chiede cura e uno spazio protetto in cui prendere forma. Svelarsi è un movimento lento. Prima a noi stessi, perché riconoscere la propria natura richiede pazienza. Poi, poco alla volta, agli altri, scegliendo con chi farlo e in quale momento. Nessuno ci chiede una dichiarazione e nessuna urgenza ci obbliga a parlare. Condividere qualcosa che non abbiamo ancora fatto del tutto nostro può esporci a sguardi che non sanno accoglierlo e che rischiano di farci dubitare proprio di ciò che stavamo iniziando a comprendere.


Le nostre coperture


Alle Persone Altamente Sensibili vienespesso attribuita la tendenza a ritirarsi, a osservare senza partecipare direttamente, a prendere le distanze dal mondo esterno. Spesso siamo noi i primi a giudicarci per questo, a provare insofferenza verso le nostre chiusure e le nostre difese. Eppure quelle coperture ci hanno protetti, e continuano a farlo. Quando gli stimoli, le emozioni o le richieste dell'ambiente diventano difficili da elaborare, allontanarci è un modo per preservare il nostro equilibrio e ritrovare uno spazio interiore.

Possiamo allora guardare alle nostre protezioni senza rimostranze. Anche il ritiro, a volte, ha una funzione preziosa. Tenerci in parte chiusi al mondo permette a qualcosa di crescere dentro di noi al riparo da influenze che potrebbero disturbarlo, come accade a una piantina che germoglia in una serra. Lì trova il calore e la quiete di cui ha bisogno, e solo quando le sue radici sono abbastanza forti viene trapiantata in giardino, dove potrà reggere il vento e la pioggia.


Custodire senza nascondere


Una serra, però, resta un luogo di passaggio. La protezione è importante, purché non diventi una prigione. Vale la pena chiederci, ogni tanto, che cosa stiamo proteggendo e che cosa, invece, rischiamo di tenere nascosto troppo a lungo. Dentro di noi possono esserci qualità, desideri, intuizioni e valori che attendono di essere riconosciuti e coltivati prima di trovare espressione. Possiamo imparare a stabilire confini con ciò che ci sovraccarica senza rinunciare a entrare in relazione con il mondo.

Custodire ciò che siamo, senza nasconderlo per sempre. Forse è questo il senso del percorso. Verrà un tempo in cui potremo mostrarci con maggiore libertà, a nostro agio nel mondo, lasciando fluire nella vita ciò che abbiamo da offrire. Intanto possiamo concederci di abitare la fase che lo precede, senza fretta.

Prendiamoci cura della nostra alta sensibilità. Scopriamola piano piano, diamole spazio, lasciamola crescere. Forse non tutto ciò che sta maturando dentro di noi è già pronto per essere condiviso. Ma possiamo cominciare a conoscerlo, e immaginare come portarlo, un giorno, nel mondo.


Se senti di essere in questo tempo di serra e desideri attraversarlo con qualcuno accanto, puoi conoscere i miei percorsi di coaching dedicati alle persone altamente sensibili. Sono pensati per chi vuole approfondire la propria natura e trovare, con i propri tempi, il modo di portarla nel mondo: Percorsi di coaching

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