Stare nel disagio: una chiave di empowerment
- 3 giorni fa
- Tempo di lettura: 3 min

Per le persone altamente sensibili (PAS), la sensazione di essere a disagio è un’esperienza frequente.
Ci sentiamo fuori posto se ci muoviamo in ambienti non supportivi, se non comprendiamo dinamiche sociali che sembrano comuni ai più o se percepiamo tensione nell'aria. Proviamo disagio quando non sappiamo cosa dire perché i discorsi superficiali non ci appartengono, quando veniamo criticati o dobbiamo gestire un conflitto.
Spesso ci sentiamo a disagio persino quando "dovremmo" divertirci ma proviamo solo noia, o semplicemente vedendo qualcun altro a disagio.
Questa frequenza del disagio racconta qualcosa di preciso sul modo in cui le persone altamente sensibili elaborano l’esistenza ed ha a che fare con la caratteristica centrale di questo tratto: ciò che accade fuori e dentro di noi viene processato con una complessità e un'intensità che la maggior parte delle persone non conosce. In questa cornice, il disagio porta sempre con sé un'informazione: registra scostamenti, incoerenze, sovraccarichi e micro-fratture relazionali che altri potrebbero non cogliere affatto.
Eppure spesso, anziché ascoltare l'informazione contenuta nel disagio, facciamo l'esatto opposto: cerchiamo di attenuare quel sentire, lo giustifichiamo, ci adattiamo. Lo facciamo con una competenza straordinaria, perché chi è altamente sensibile sviluppa quasi sempre una capacità raffinata di lettura del contesto. È l’orientamento esterno: quel polo dell'esperienza che si nutre di aspettative altrui, climi relazionali e segnali sottili dell’ambiente.
È una capacità preziosa, ma in molte PAS occupa così tanto spazio da lasciare l'altro polo quasi senza voce: l’orientamento interno, quello che parte dal proprio sentire corporeo, dai propri valori, dalle proprie intuizioni.
Quando il baricentro si sposta in modo cronico verso l'esterno può sorgere un problema complesso. Perchè il disagio si fa insistente e chiede sempre più attenzione: il corpo si irrigidisce mentre sorridiamo, la voce si fa sottile mentre diciamo "va bene", l'energia cala mentre restiamo in una situazione che richiederebbe entusiasmo. Segnali che ci stiamo sforzando di funzionare ma non siamo realmente presenti. Perchè la presenza è la capacità di sentire sé stessi mentre sento gli altri.
Stare nel disagio ha quindi una funzione evolutiva. Se ci diamo la possibilità di restare un po' di più prima di aggiustare, spiegare o adattarci diamo la possibilità all'orientamento interno di riprendere voce e rafforziamo la capacità di sentire noi stessi mentre sentiamo ciò che c'è intorno, andando verso la forma più autentica di sensibilità: un’empatia che porta sé stessa nell'incontro, invece di dissolversi nell'altro.
Quando il baricentro è stabile all'interno, la relazione con l'esterno diventa più libera. Le scelte smettono di essere reattive e diventano coerenti. Il disagio cambia qualità: diventa una soglia, un punto di regolazione, una bussola.
Per lavorare sul nostro baricentro, possiamo iniziare da piccoli gesti quotidiani:
Pausa corporea: Quando noti il disagio, fermati per dieci secondi. Porta l’attenzione al corpo: dove lo senti? È tensione alla gola, peso al petto, contrazione allo stomaco? Onorare questa localizzazione fisica significa dare spazio all'orientamento interno.
Domanda gentile: Chiediti cosa stia cercando di dirti quel segnale, senza pretendere una risposta immediata. Spesso basta porre la domanda per permettere al sentire di esistere.
Diario del disagio: Annota le situazioni in cui emerge il disagio per riconoscere quali contesti drenano il tuo baricentro e quali invece lo nutrono.
Sperimenta piccole coerenze: Esercitati in scelte ancorate al tuo sentire. Non rispondere subito a un messaggio se hai bisogno di tempo per pensarci, o dichiara la tua stanchezza invece di mascherarla.
Sono piccoli atti di empowerment per vivere la sensibilità non come un peso da gestire ma come una forma di intelligenza con cui navigare il mondo consapevolmente.
Di come andare verso ciò che ci corrisponde e allenare il nostro baricentro, parleremo nel Coaching Lab "La voce che ti muove - dall'Adattamento alla Direzione" - 19 marzo 20.30-22.00, on line - uno spazio guidato in cui indagheremo il desiderio autentico, distinguendolo dal bisogno di approvazione o sicurezza, per costruire e consolidare fiducia nella propria bussola interiore. Un incontro tra teoria e pratica, con esercizi, momenti di riflessione e condivisione facoltativa, pensato per persone altamente sensibili che desiderano vivere in modo più vero e allineato.
Maggiori informazioni e iscrizioni qui:



Commenti