Aprire la finestra (di tolleranza)


Fa caldo. È un dato di fatto di questi giorni a cui pochi di noi possono sfuggire. E vorrei sapere chi non ha dovuto dibattere in famiglia su “Chiudi la finestra che entra il caldo!” e “No, apri la finestra che almeno gira un po’ d’aria”.


Questa attenzione diurna e notturna alle finestre mi ha portato a riflettere sul concetto di finestra di tolleranza e cosa significa in particolare per le PAS.


Il termine finestra di tolleranza è stato teorizzato da Daniel J. Siegel per esprimere l'idea che ognuno di noi ha un livello ottimale di stimolazione che costituisce la sua finestra di tolleranza. Entro questo livello di stimolazione possiamo affrontare fluttuazioni emotive senza andare incontro a iper-attivazione o ipo-attivazione con le conseguenze che questi stati comportano: ansia, irritabilità, rabbia, o al contrario demotivazione, basso tono dell’umore, depressione.


Quando siamo sottoposti a sensazioni fisiche di disagio (troppo caldo, troppo freddo, sudore, prurito), immediatamente queste si traducono in reazioni anche a livello emotivo. Diventiamo più nervosi e intolleranti e difficilmente riusciamo a mantenerci mentalmente aperti.


Questo avviene ancor di più quando siamo sottoposti a stress nella nostra vita, personale o lavorativa, o ci capitano situazioni impreviste o spiacevoli. Questi carichi emotivi ci destabilizzano e ci fanno restringere la nostra finestra di tolleranza.


Una finestra di tolleranza molto ridotta ci fa vedere un panorama più limitato e ci spinge a dover stare per forza entro quei confini per avere tutto sotto controllo.


Le PAS hanno tendenzialmente una finestra di tolleranza più ristretta rispetto alle persone “normosensibili” perché, essendo più suscettibili a tutto ciò che accade intorno, sviluppano più facilmente strategie di difesa che le portano a escludere gli stimoli o a non trovarsi in situazioni di sovrastimolazione per mantenersi così entro la loro finestra di tolleranza.


Così facendo riduciamo però la nostra potenzialità di gestire più eventi, anche inaspettati, all’interno della nostra finestra di tolleranza ma soprattutto limitiamo la nostra visione di noi stessi, autodefinendoci come persone che sono in grado di tollerare solo una modesta quantità di stimoli.


Faccio un esempio banale: se abbiamo problemi a dormire e cominciamo a controllare tutti gli elementi esterni che avvertiamo e a cui imputiamo la nostra incapacità di dormire (rumori, luci, durezza del cuscino, consistenza delle lenzuola etc..) faremo sempre più attenzione anche al minimo di questi fattori riducendo sempre più la nostra finestra di tolleranza (e riuscendo sempre più difficilmente a dormire) e rafforzando la nostra autodefinizione di “persone che dormono solo nel silenzio/buio assoluto o con quel tipo di cuscino etc..”.


Più la nostra finestra di tolleranza è ristretta, più è facile venire sopraffatti da ciò che ci accade al di fuori di quella finestra e sentirci fragili o incapaci di gestire le situazioni diminuendo la nostra autostima.


Ognuno ha la propria finestra di tolleranza che si è creata nel tempo a partire dai nostri vissuti nell’infanzia.


Tutti però possiamo lavorare per avere una vista più ampia, innanzitutto prendendo consapevolezza della nostra finestra e delle definizioni di noi stessi che si porta dietro e cercando di allargarla pian piano a partire dalle situazioni quotidiane. Contemporaneamente possiamo fare attenzione al nostro dialogo interiore e a cosa diciamo a noi stessi per mantenerci all’interno di quella finestra. Provando a fare esperienze al di fuori dal nostro “normalmente tollerato” è facile accorgersi che ne beneficeranno anche altri ambiti della nostra vita.


Tornando all’esempio di prima: se non riusciamo a dormire e lo riconduciamo al fatto che il materasso è scomodo, può essere invece che stiamo affrontando troppo rigidamente altri aspetti della nostra vita, magari ci stiamo chiedendo troppo al lavoro o nelle relazioni e abbiamo bisogno di essere un po’ più indulgenti con noi stesse e giudicarci meno.


Se non possiamo aprire le finestre di casa perché entra il caldo, approfittiamo allora per aprire le nostre finestre interiori e dare un’occhiata oltre al solito panorama.