Essere PAS: Il limite più grande


Il limite più grande per le PAS è uguale a quello di tutte le altre persone che PAS non sono: non conoscere i propri limiti.


Da adolescente avevo attaccato ai muri della mia camera una serie di frasi ispirazionali.

Una di questa, se non erro tratta da Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach era “Cavilla sui tuoi limiti e senza dubbio ti apparterranno”.

L’avevo appesa perché mi intrigava ma non mi era molto chiaro il suo significato. Mi chiedevo, con l’attitudine dei 15 anni, come ci può appartenere un limite se un limite - allora non lo mettevo in dubbio - è qualcosa che va superato, sdoganato, lasciato alle spalle? E perché perdere tempo a cavillarci sopra se l’importante è andare oltre quel limite?


Con l’età, l’esperienza, ma soprattutto con l’essermi appropriata del mio tratto di Alta Sensibilità ho capito due cose:

- Sui limiti è necessario cavillare perché spesso quelli che crediamo di avere non sono quelli che realmente abbiamo e ci ritroviamo quindi ad investire energie nel superare ostacoli che non sono tali tenendoci in casa dei macigni senza vederli. Cavilla è quindi un invito a conoscere veramente se stessi al di là delle idee, a volte preconcette, che possiamo avere di noi.

- Se non prendiamo possesso dei nostri limiti, conoscendoli veramente, accettandoli e rispettandoli saranno loro a prendere possesso di noi, portandoci su strade sbagliate, causandoci frustrazioni, infelicità, nevrosi, malattie. Il saggio non si libera dai propri limiti ma ne diventa il padrone.


L’Alta Sensibilità, come tratto geneticamente ereditato, si porta dietro delle caratteristiche che possono diventare un limite, se non essere effettivamente un limite oggettivo, soprattutto nella nostra cultura.


Raccogliendo infatti maggiori stimoli dall’ambiente esterno rispetto alle altre persone, le PAS sono più esposte alla sovrastimolazione.

Provando a mantenere alta l’asticella su tutti i fronti (lavoro, famiglia, sport, tempo libero) non facciamo altro che incorrere nell’errore che facevo io a 15 anni e che ho reiterato per molti anni ancora: pensare che impegnandomi di più, facendo di più, spingendo di più sarei arrivata all’altezza degli altri. E se non lo facevo mi sentivo inadeguata. Ma quando ci arrivavo il panorama da lassù non mi appariva poi così bello. E mi sentivo esaurita.


Perché non stavo rispettando la mia necessità di rimanere entro il mio livello ideale di stimolazione, che per ogni persona non deve essere né troppo alto né troppo basso. Si tratta appunto di conoscere qual è il proprio livello ottimale, accettare che sia diverso da quello della maggior parte delle altre persone e trovare la propria via per appropriarsi di quell’equilibrio in cui risiedono l’energia, la progettualità e si liberano le risorse migliori delle PAS: la creatività, l’intuizione, l’empatia, la connessione, la generosità.