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E' necessario dichiarare la propria Alta Sensibilità?

Aggiornamento: 20 mag


alta sensibilità maschere che si confidano

L'Alta Sensibilità non è una patologia, non è un'anomalia, non è neanche un super-potere , come ogni tanto si sente dire.


L'Alta sensibilità è un modo normale di essere di una minoranza di persone (in realtà non solo di persone, ma anche di molte specie animali). E' una caratteristica che la natura ha voluto preservare e tramandare perché è utile alla comunità che ci sia un gruppo di individui che ha un modo di sentire più profondo, intenso ed esteso degli altri.


Sono gli individui che percepiscono prima degli altri i pericoli, che colgono i dettagli più sottili che altrimenti possono sfuggire, che prestano più attenzione e cura a chi resta indietro e a chi è più debole.


Perché tutti sono sensibili ma chi lo è in particolar modo sente tutto più profondamente e intensamente: dai rumori, agli odori, ai movimenti, alle emozioni.


Tutto questo sentire può essere destabilizzante se non siamo consapevoli di come governare questo tratto. C'è chi parla di sentirsi travolgere, chi di perdersi in un mare dalle onde troppo alte, chi di vivere sulle montagne russe. Insomma, quest'intensità emotiva a volte ci porta ad avere paura di noi stessi, per il timore di non saper controllare le nostre reazioni e di affondare in questo mare.


Venire a conoscenza del tratto dell'Alta Sensibilità e di "come funzioniamo" vuol dire trovare una zattera per navigare in questo mare, sapere che non affonderemo ma anche comprendere che non possiamo fermare le onde ma piuttosto essere capaci di cavalcarle.

Questo significa prima di tutto imparare a prenderci cura di noi, dei nostri bisogni particolari di ricarica, di solitudine, di calma, di confini, di non troppa "esposizione".


L'alta sensibilità spiega e mette in prospettiva tanti nostri modi di sentire, di reagire, di soffrire e anche di relazionarci agli altri. Per questo quando ci ritroviamo in questo tratto facciamo luce su molte cose e ci domandiamo se dobbiamo comunicarlo agli altri, con cui viviamo, lavoriamo, abbiamo rapporti amicali. Perché abbiamo il desiderio di far comprendere anche all'altro come siamo, come sentiamo e perché abbiamo certe necessità e certi modi di reagire.


Ma abbiamo paura di non essere compresi, che l'altro ci guardi ancora una volta come "strani" o reputi che diciamo cose senza fondamento.


Allora, dire o non dire?

La mia risposta è "dipende". Dall'interlocutore e dal contesto. La conoscenza del tratto dell'Alta sensibilità non è ancora così diffusa e parlarne esplicitamente può non essere la scelta migliore se il nostro interlocutore non è preparato ad accoglierci. Può essere invece molto bello condividerlo con chi ci risuona e che magari a sua volta può riconoscersi nel tratto.


Credo però che le cose più importanti vadano oltre le definizioni e siano due:

  • riconoscere in noi stessi le caratteristiche del tratto e imparare a prendercene cura

  • essere in grado di comunicare agli altri in modo sereno ed assertivo ciò di cui abbiamo bisogno per preservare il nostro equilibrio e la nostra energia.


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